Il linguaggio dei segni con i bambini

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Prima che i bambini imparino a parlare, dai 18 ai 24 mesi se si escludono le prime vocalizzazioni e le associazioni consonante-vocale, è possibile comunicare con loro tramite un linguaggio dei segni di cui negli Stati Uniti sin dagli anni Ottanta si cominciò a intuire l'utilità e le potenzialità, anche in termini di scambio reciproco tra genitore e figlio in un periodo delicato come quello neonatale e infantile.
In effetti, se è vero che che i bambini indicano con forza (ad esempio, attraverso il pianto) il loro desiderio di comunicare, l'incapacità da parte del genitore di comprendere immediatamente i loro bisogni (al pianto si possono associare stanchezza, fame, freddo e altre cause) genera incomprensione e frustrazioni. L'intesa raggiunta attraverso la comprensione non solo evita strani capricci ma rafforza il legame.
Il linguaggio dei segni con i bambini in questo senso costruisce un ponte valido fino a quando il bambino non avrà imparato a parlare.

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Il mangiare

I bambini amano imitare, e hanno un bisogno primario: mangiare. Uno dei primi gesti da insegnare al proprio bambino è quello di avvicinare le dita alla bocca, a indicare lo stimolo della fame. Gli studiosi suggeriscono, per tutti i segni, di utilizzare la parola associata al gesto in maniera costante, ogni volta che si verifica il bisogno, di modo che il bambino dopo un po' riesca a capire il legame tra il gesto e l'azione. Dopo averlo fatto per diverso tempo, incoraggiate il bambino a "parlare con il segno", imitandovi.

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Il messaggio

Un'altra delle espressioni che spesso si usano spesso con i bambini è: "Finito, non ce n'è più". Questo messaggio può essere reso con un gesto semplice, muovendo entrambe le mani vuote avanti e indietro (in direzione del bambino e ritirandole) o mostrandole nell'atto di capovolgerle, dall'alto verso il basso e viceversa. Per il bambino il meccanismo della ripetizione è il primo metodo di apprendimento.

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La voce

Associare la parola, pronunciata ad alta voce, al gesto permette di abituare il bambino allo sforzo necessario per acquisire le abilità verbali che di lì a poco si svilupperanno.
Di là dai numerosi segni, è bene sapere che insegnare a un bambino il linguaggio dei segni, sperimentando un modello di comunicazione, è un procedimento che richiede pazienza e coerenza. In genere i bambini iniziano a comprendere i segni intorno ai 6 mesi, e solo verso i 10 mesi cominciano a produrre segni in maniera autonoma. Il passaggio cruciale è quello del riconoscimento: il bambino deve riconoscere il gesto prima di farlo proprio.
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I presenti contributi sono stati redatti dagli autori ivi menzionati a solo scopo informativo tramite l’utilizzo della piattaforma www.o2o.it e possono essere modificati dagli stessi in qualsiasi momento. Il sito web, www.o2o.it e Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. (già Banzai Media S.r.l. fusa per incorporazione in Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.), non garantiscono la veridicità, correttezza e completezza di tali contributi e, pertanto, non si assumono alcuna responsabilità in merito all’utilizzo delle informazioni ivi riportate. ATTENZIONE: tali contributi in nessun caso possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica o il rapporto diretto con il proprio medico curante. È pertanto necessario consultare SEMPRE il proprio medico curante e/o specialisti. Per maggiori informazioni leggi il “Disclaimer »”.

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