Come non minare l'autostima dei bambini

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Difficoltà: media
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Introduzione

È fondamentale per i genitori educare i propri figli a essere sicuri: la fiducia in se stessi è la via del successo. L'autostima consiste nel credere nelle proprie capacità e riuscire a padroneggiare il proprio corpo, il proprio comportamento e tutto ciò che si incontrerà nel mondo. Se i nostri figli credono in se stessi, riusciranno ad affrontare più sfide nella vita, realizzeranno i loro obiettivi e otterranno grandi risultati. I genitori hanno il grande potere e la grande responsabilità di contribuire a migliorare la fiducia in se stessi dei propri figli. La famiglia è, infatti, la fonte principale del senso di autostima di un bambino. Come non minare l’autostima dei nostri figli? Qui ci sono i cinque errori da evitare.

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Non forzarli a scusarsi.

Le scuse forzate sono di per se un’idea bizzarra: qualcuno vorrebbe veramente una scusa che non sia spontanea? Non credo. Forzando i bambini a scusarsi non stiamo insegnando loro nulla. Non possiamo farli sentire dispiaciuti. Ciò che accade è che sono troppo impegnati a pensare al loro stesso imbarazzo e vergogna per poter sentire un vero rimorso o un’empatia. Allo stesso tempo, probabilmente, stanno anche riflettendo su come non essere “beccati” la prossima volta in modo da poter evitare questo scenario in futuro.

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Non abusare di punizioni e ricompense.

Molti genitori sono convinti che per crescere bambini “buoni” sia necessario mantenere il controllo su di loro in due modi: a) punendoli quando fanno qualcosa di sbagliato; b) premiandoli o lodandoli quando fanno qualcosa di giusto. Questo non è vero. Infatti è estremamente inutile se si desidera far crescere figli fiduciosi, gentili ed empatici. Punizioni e ricompense annientano lo sviluppo dell’empatia: il bambino è concentrato sulle conseguenze delle sue azioni e non su ciò che esse provocano negli altri.

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Non costringerli a condividere.

Spesso per i bambini "condivisione" significa rinunciare ad un oggetto ogni volta che un altro bambino vuole usarlo. Questo non accade nella vita adulta: se qualcuno vuole prendere in prestito qualcosa che stiamo usando, chiede e noi siamo liberi di rispondere si o no. Allora perché pretendiamo che i bambini si attengano a regole diverse? Il concetto di "condivisione", che è spesso inculcato ai bambini, non rispecchia quello della vita adulta. La “condivisione forzata” costituisce un altro modo per impedire lo sviluppo dell'empatia. La ricerca ha dimostrato che, quando i bambini condividono autonomamente, mostrano una maggiore felicità e soddisfazione rispetto a quando sono costretti a farlo. Obbligarli a condividere li porta invece a sentirsi risentiti e maltrattati piuttosto che generosi.

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Non spingerli alla competizione.

Secondo l’esperto di comportamento ed educazione Alfie Kohn "la competizione sta all’autostima come lo zucchero sta ai denti". Quando si spingono i bambini a competere alcuni devono vincere e alcuni devono perdere: come può ciò alimentare la gentilezza e l'empatia? Kohn insiste che la concorrenza non è nella natura umana: è qualcosa che ci insegnano. Il concetto che la competizione sia appropriata, auspicabile e inevitabile, viene inculcato in noi sin dalla scuola dell’infanzia. Secondo l’esperto, la competizione mina l'autostima, distrugge le relazioni, ostacola la produttività e scoraggia l'eccellenza. A sostegno delle sue affermazioni cita più di cento studi.

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Non paragonarlo ad altri bambini.

Molti genitori tendono a confrontare il proprio figlio con altri bambini sottolineandone le differenze. Evidenziando le abilità che gli altri hanno e lui no causiamo solo ansia e frustrazione: alla fine il bambino non si sentirà apprezzato né motivato. E’ uno degli atteggiamenti più diffusi che abbatte l’autostima dei piccoli.

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I presenti contributi sono stati redatti dagli autori ivi menzionati a solo scopo informativo tramite l’utilizzo della piattaforma www.o2o.it e possono essere modificati dagli stessi in qualsiasi momento. Il sito web, www.o2o.it e Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. (già Banzai Media S.r.l. fusa per incorporazione in Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.), non garantiscono la veridicità, correttezza e completezza di tali contributi e, pertanto, non si assumono alcuna responsabilità in merito all’utilizzo delle informazioni ivi riportate. ATTENZIONE: tali contributi in nessun caso possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica o il rapporto diretto con il proprio medico curante. È pertanto necessario consultare SEMPRE il proprio medico curante e/o specialisti. Per maggiori informazioni leggi il “Disclaimer »”.

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