Come gestire l'egocentrismo nei bambini

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Intorno ai 18-24 mesi i bambini iniziano a sviluppare forme più o meno accentuate di egocentrismo che li porta a pensare di essere al centro di tutto e che tutto gli appartenga. È una fase molto delicata che i genitori devono cercare di gestire al meglio per evitare che diventi un atteggiamento più accentuato negli anni a venire. Vediamo quindi in questa breve ma semplicissima guida come gestire questo atteggiamento nei bambini.

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La prima cosa da fare per gestire l'egocentrismo del nostro bambino è quello di fargli capire che non tutto gli appartiene, come, invece, tendono a pensare i bambini a questa età, e che è necessario condividere gli oggetti con gli altri. Già in casa il genitore può abituare il bambino alla condivisione chiedendogli, per esempio, di utilizzare un suo gioco o un suo oggetto dando a lui, di contro, un proprio oggetto. La presenza di un fratello o di una sorella può accentuare l'espressione del proprio egocentrismo nel bambino all'inizio, in quanto costituisce un vero e proprio trauma, ma nel tempo aiuta questo processo di consapevolezza nel bambino, ma è bene armarsi di tanta pazienza perché non mancheranno litigi e manifestazioni di rabbia da parte del piccolo e gestirli a volte mette a dura prova i nostri nervi.

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Per lavorare sulla condivisione, comunque, è importantissimo il contatto con i coetanei frequentando, ad esempio l'asilo. Lì il nostro bambino sarà, per forza di cose, costretto a condividere giochi ed oggetti ed a capire che gli altri bambini hanno il suo stesso diritto di usare quegli oggetti. Il bambino verrà guidato dagli insegnanti in questo importante processo anche tramite giochi di ruolo adatti che fanno capire al bambino che non può sempre essere al centro dell'attenzione e che deve lasciare il posto ai coetanei in determinati momenti. Anche in questo contesto non mancheranno litigi o crisi di pianto, che andranno gestiti con calma e con pazienza. Si tratta di un processo difficile e lungo, ma necessario affinché il nostro bambino possa integrarsi al meglio con i coetanei e con la società in genere.

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Questo atteggiamento deve essere mantenuto anche fuori casa, quando ad esempio ci rechiamo a casa di un cugino o di un amico. Non è raro che il bambino, vedendo un oggetto o un gioco tenda a considerarlo come suo ed a volerlo portare con sé. In questo caso dovremo essere fermi nel dirgli di no facendogli capire che non tutto quello che vede è suo e di conseguenza gli appartiene.

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I presenti contributi sono stati redatti dagli autori ivi menzionati a solo scopo informativo tramite l’utilizzo della piattaforma www.o2o.it e possono essere modificati dagli stessi in qualsiasi momento. Il sito web, www.o2o.it e Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. (già Banzai Media S.r.l. fusa per incorporazione in Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.), non garantiscono la veridicità, correttezza e completezza di tali contributi e, pertanto, non si assumono alcuna responsabilità in merito all’utilizzo delle informazioni ivi riportate. ATTENZIONE: tali contributi in nessun caso possono costituire la prescrizione di un trattamento o sostituire la visita specialistica o il rapporto diretto con il proprio medico curante. È pertanto necessario consultare SEMPRE il proprio medico curante e/o specialisti. Per maggiori informazioni leggi il “Disclaimer »”.

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