Come calmare un bimbo che piange

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Ciò che contraddistingue un buon genitore e la sua presunta bontà nel saper crescere i propri figli è sopratutto la capacità di comprendere questi ultimi e i segnali che mandano in modo tacito durante le diverse fasi della loro crescita, fino alla completa maturazione. Una delle fasi più complicate durante le quali comprendere ciò che i vostri figli vogliono comunicarvi è sicuramente l'età infantile, sopratutto se parliamo dei primi mesi dalla nascita, quelli in cui il processo cognitivo e comunicativo dell'infante è ancora acerbo e, probabilmente, anche la capacità di un genitore di esser tale non si è ancora completamente formata. Ancora, una delle situazioni più consuete durante le quali un bimbo cerca di comunicare con il proprio genitore è durante il pianto e ciò spesso e volentieri manda nel panico i genitori. Non temete, qui vi forniamo una rapida guida su come calmare un bimbo che piange. Buona lettura.

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Comprendere il motivo

Per calmare il pianto dei bambini è, ovviamente, necessario sapere il motivo che lo determina. Se si tratta di un bambino molto piccolo che, ad esempio, piange in quanto ha fame, non riuscirà a placarsi tramite coccole, giocattoli e quant'altro. In questo caso, il bambino potrebbe diventare più nervoso e piangere senza limite. La soluzione per calmare i bambini affamati, la cui unica espressione è il pianto, è senz'altro quella di farlo mangiare. Lo stesso pianto, inoltre, può essere causato dalla sete. È assolutamente necessario, durante le giornate più calde, dargli da bere frequentemente.

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Valutare casi di malessere generale

Ci sono casi, invece, in cui i bambini piangono incessantemente anche dopo aver mangiato. Ciò può esser dovuto ad uno stato di malessere generale, come quelle dolorose coliche, oppure una condizione febbrile. Questi casi devono essere valutati dal pediatra, evitando di ricorrere ad iniziative"fai da te", specie se il bimbo è piccolo. Una volta accertato il motivo del pianto, si potrà attuare il giusto trattamento prescritto dal pediatra. Un po' di coccole potrebbero nel frattempo alleviare l'attesa.

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Trattare la fase del capriccio

Un altro motivo, molto frequente è il pianto da capriccio e da prepotenza. In questo caso, l'unico modo che si rivela tra i più efficaci è quello di abituarlo, sin da piccolo, a non avere tutto ciò che vuole. Quando il bambino viene abituato ad ottenere tutto quello che desidera, si crea un inevitabile senso di possessività che lo induce a piangere ogni qualvolta gli si deve necessariamente dare una negativa. Questo avviene, in particolare, fuori dalle quattro mura di casa, quando viene a contatto con gli altri bambini che hanno dei giocattoli. Spesso, infatti, il bambino può pretendere di avere i giochi di altri suoi coetanei, e se non gli vengono concessi può lasciarsi andare a pianti sfrenati. Dunque possiamo sicuramente considerare utile non viziare il bambino.

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